Foto: Civili nei pressi dell’abitato di Acquafondata (FR)
Iconografia storica a cura di Associazione Linea Gustav.
Fonte: National Archives Washington D.C.

LA GUERRA DEGLI ITALIANI: I CIVILI

19 luglio del 1943, i toni entusiastici sull’entrata in guerra dell’Italia vengono immediatamente smorzati da un brusco risveglio che scuote le genti del Cassinate.
È un colpo al cuore della Valle del Liri: l’aeroporto militare di Aquino, obiettivo sensibile per gli alleati in quanto occupato dall’aviazione tedesca, viene neutralizzato da un violento e spettacolare bombardamento. Nella stessa giornata sono bombardati anche i quartieri Tiburtino, San Lorenzo e Prenestino, a Roma. La pace nella Terra Sancti Benedicti è stata oramai violata, ma questi eventi sono solo un tenue presagio di quanto sta per accadere. Qualche mese più tardi, infatti, alla fine del novembre 1943, la guerra avanza fino all’Alto Casertano,sulla linea d’Inverno, nella stretta di Mignano Monte Lungo. “The gate to the Liri Valley”, come lo chiamanogli alleati, quella che da millenni è la porta di accesso alla Valle del Liri da sud, la via preferenziale per raggiungere Roma, attraverso l’antica strada consolare, la via Casilina. E in questo contesto trova voce anche il riscatto di quella parte del Paese, che per la prima volta dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con il Primo Raggruppamento Motorizzato, combatte al fianco degli alleati nella guerra di liberazione. 
In questa morsa d’acciaio, tra l’incudine e il martello, pulsa ancora la vita dei civili: uomini che sono scampati ai continui rastrellamenti, donne, bambini e anziani che non hanno rispettato l’ordine di sfollamento verso nord diramato dal comando tedesco. Per la prima volta, dall’inizio del conflitto, si conoscono distruzione, paura, privazione, fame, malattia e morte.
Si spera in un passaggio veloce, che gli alleati arrivino prima possibile e che si possa ritornare alla quiete che ha preceduto la tempesta. Ma giorni, settimane e poi mesi scandiscono la furia distruttiva degli eventi bellici, sordi e indifferenti alla sofferenza umana. I civili vivono in condizioni di estremo disagio, spesso all’interno di ripari di fortuna, in umide e buie caverne, a fronteggiare oltre all’intransigenza dei militari anche la voracità degli insetti, da cui sono letteralmente infestati. Sulle montagne, e nelle valli arse dai combattimenti, gli alberi monchi e spogli sembrano sculture inanimate che si elevano al cielo quasi a implorare misericordia. 
Giunge la primavera del 1944, e se nel lungo e rigido inverno gli occupanti hanno consumato stragi che ancora attendono una spiegazione, come quella di Collelungo a Cardito di Vallerotonda, ed esercitato con teutonica ed intransigente disciplina il mantenimento dell’ordine, ai liberatori si accompagna una bestia nera – le marocchinate – che di villaggio in villaggio, lascia indelebile il segno del suo ignobile e impietoso passaggio, a testimonianza di un salto nel passato,tra i più bui e bruti della civiltà umana.